giovedì 10 gennaio 2013

Scuola 13 - La pensione dell'insegnante

Cercando con Google "assicurazioni generali calcolo pensione" ho trovato una specie di regolo calcolatore che mi dice quando e come andrò in pensione. La risposta è stata: andrai in pensione a 66 anni con una pensione pari a circa la metà del tuo futuro reddito. Felice di godermi la vita prima dei settant'anni (sperando di non dover mantenere un figlio disoccupato) sono andato a cercare cosa dicono gli insegnanti più anziani, quelli che dovrebbero andare in pensione in quest'anno. Ho trovato la seguente commovente lettera:

Stimatissimo dottore, leggo con estremo interesse ogni articolo che porti la Sua firma sul tema del burnout degli insegnanti in quanto mi ci riconosco totalmente nella descrizione delle cause che lo determinano. Sono una docente di 60 anni, insegno da 37 nella scuola dell’infanzia. Mi sono dedicata anima e corpo a questa splendida professione, i bambini sono stati fonte di gioia e di interesse per una vita intera MA adesso, da circa due anni non è più così. Mi sento svuotata, come se non avessi più niente da dare, priva di energie.

Mi hanno diagnosticato una forma di depressione nevrotica e come terapia antidepressivi, tranquillanti per dormire e riposo.

La mia “disaffezione” al mio lavoro ha origini ben più marcate. Il mio senso di svuotamento, le mie crisi di panico, ogni volta che varco il cancello della scuola, la mia insonnia al pensiero del lavoro del giorno dopo, l’ alternarsi ponderale del mio corpo, la non sopportazione delle crisi di pianto dei piccoli alunni… è diventato un vero e proprio tormento. E, da ultimo, si è aggiunto il mancato pensionamento dovuto alla riforma Fornero. Essere arrivata al traguardo (quota 96 = 60 anni + 36 anni di contributi), aver fatto da tempo nuovi progetti di vita ed essere stata rigettata nel lavoro, ingiustamente, coercitivamente, mi ha letteralmente dato il colpo di grazia. NON HO PIU’ NIENTE DA DARE, SONO SVUOTATA, “BRUCIATA”. E questo non fa bene a me nè ai piccoli alunni che si ritrovano un’insegnante che sogna solamente di scappare il più lontano possibile.

Nella mia condizione ci sono migliaia di docenti del 1952. Cari saluti.

(tratta da Profumo di fregatura )

Allora ritorno, un po' più depresso, alla casella di posta elettronica della mia scuola dove trovo:



come dire che per mantenere il mio misero reddito di insegnante dovrò chiedere a 66 anni (o forse 70?) il part-time!

domenica 6 gennaio 2013

Scuola 12 - Coordinamento nazionale della scuola



E' un altro tentativo di fermare la distruzione della scuola pubblica.

Domenica 16 dicembre 2012 si è riunita l’assemblea nazionale del movimento delle scuole, in contemporanea e in collegamento con il seminario “Per un governo democratico della Scuola della Costituzione”. Hanno aderito all’assemblea i coordinamenti locali e singole scuole dalle province di Avellino, Cagliari, Bari, Ferrara, Genova, Latina, Milano, Modena, Napoli, Pisa, Pesaro e Urbino, Terni, Torino, Trieste, Roma e Castelli romani.
L’assemblea ha deciso di istituire un coordinamento nazionale del movimento delle scuole, con una mailing list, un sito nazionale http://coordinamentonazionalescuola.net con i riferimenti dei coordinamenti locali aderenti. Il coordinamento ha il mandato di istruire il dibattito nelle scuole e nei coordinamenti locali per costruire una piattaforma approfondita e condivisa sulle politiche alternative da mettere in atto per rilanciare e riqualificare la scuola pubblica statale.

Tratto da http://www.forumscuole.it

Cliccare qui per andare al comunicato dell'assemblea nazionale

mercoledì 19 dicembre 2012

Scuola 11 - Un piccolo Paese civile

In slovenia " il contratto di lavoro degli insegnanti prevede che lo sciopero sia pagato qualora il datore di lavoro (ergo lo Stato) non rispetti un accordo sottoscritto. E il governo, puntualiza, nella sua manovra di tagli ha già espresso l’intenzione di non pagare gli arretrati previsti in un patto tra le parti firmato nel 2010. Quindi l’esecutivo è inadempiente, quindi lo sciopero va pagato. "
Tratto da IL PICCOLO


lunedì 17 dicembre 2012

Scuola 10 - Lettera molto seria di una insegnante al Ministro Profumo

Lettera molto seria di una insegnante al Ministro Profumo

... "Egregio Signor Ministro, sa che io già oggi, con le classi stipate di 27/30 alunni, ho circa 90 ragazzini da seguire con le mie 18 ore; con 24 ne avrò circa 120. non voglio neanche pensare ai colleghi di altre materie, tipo lingue. Secondo lei, facendo anche un mero conto a spanne, la qualità del mio insegnamento migliorerà?"... 

 

domenica 16 dicembre 2012

Scuola 8 - Quanto guadagna un insegnante?

Gli insegnanti italiana guadagnano meno della media degli insegnanti europei come si vede dalla tabella 1 qui [che si riferisce ad insegnanti con 15 anni di anzianità].
I dati sono quelli ufficiali dell'unione europea tratti da un documento di 105 pagine: Teachers’ and School Heads’ Salaries and Allowances in Europe, 2011/12.
Si tratta ovviamente di redditi lordi a cui vanno tolte tasse e trattenute ben pesanti in Italia.

Un commento da un articolo de The New York Times: according to Andreas Schleicher, the special adviser on education to the head of the Organization for Economic Cooperation and Development, which groups 34 countries in Europe and beyond. While the country has improved in recent years, “in terms of student performance, Italy is below the O.E.C.D. norm,” he said. “You have a large number of teachers, but they are poorly paid and have relatively low levels of training. Other systems prioritize the quality of teachers over the size of the classes.”


TRADUZIONE:
secondo Andreas Schleicher, consigliere speciale per l'istruzione a capo dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico [OCSE], che raggruppa 34 paesi in Europa e al di fuori. Anche se il Paese è migliorato negli ultimi anni "in termini di rendimento degli studenti, l'Italia è al di sotto della norma OCSE" ha detto. "Ha un gran numero di insegnanti, ma sono mal pagati e hanno livelli relativamente bassi di formazione [specifica per l'insegnamento]. Altri sistemi danno la priorità alla qualità degli insegnanti rispetto alle dimensioni delle classi"

sabato 15 dicembre 2012

Scuola 7 - Il sistema è in crisi, la scuola è fallita

Oltre le chiacchiere e gli scioperi bovini. Cosa aspettiamo a dare forza ad un'alternativa?
 Lavoratori della scuola,
la situazione è paradossale: mentre la crisi si abbatte su di noi con una violenza inaudita, nelle nostre scuole, vige la più completa rassegnazione, disfattismo, mancanza di prospettive. Cosa aspettiamo per iniziare ad uscire da questa deprimente situazione?
Il taglio delle compresenze alle elementari, i fondi di istituto ridotti al minimo, la riduzione degli orari di lezione per gli studenti delle medie e superiori, il taglio netto dei docenti di sostegno, degli assistenti di laboratorio, degli organici ATA: un attacco senza precedenti alle nostre condizioni di vita e di lavoro, in piena sintonia con quanto già fatto dai governi precedenti. A tutto vantaggio delle scuole private e di chi se le può permettere.
Per tutta risposta cosa sta avvenendo nei nostri istituti? I docenti di ruolo snobbano quelli con supplenze annuali che, a loro volta, guardano dall'alto in basso quelli con supplenze temporanee; l'intero corpo docente guarda con sufficienza i collaboratori scolastici, i quali poi si rifanno sugli eventuali addetti alle pulizie provenienti da qualche cooperativa esterna, sempre più in difficoltà. Parallelamente subiamo, divisi e scoraggiati, presidi-manager sempre più autoritari, circondati dalle loro clientele e che ora devono anche classificarci in buoni e cattivi.
I sindacalisti poi fanno di tutto per fiaccarci con scioperi ad avvio lento, ma ritiro rapido.
In questa situazione, ormai normalità, la protesta, la ribellione, la rabbia, sono fondamentalmente assenti: qualcuno parla di blocchi delle attività aggiuntive, qualcun altro alza la voce e fa le sue sparate, ma di fatto non si è minimamente capaci di proporre azioni di protesta nelle scuole, né, tanto meno, di coinvolgere le famiglie.
Del fatto che dobbiamo solidarizzare con gli altri insegnanti che, come noi, stanno subendo i medesimi attacchi, nessuno fa parola.
Ecco a cosa ci hanno portato: divisi tra di noi, scoraggiati, isolati dagli altri lavoratori non siamo altro che mansueti bovini che i sindacati stanno portando silenziosamente al macello, per sostenere le esigenze della crisi del capitale.
Basta!!
Invito i lavoratori più sensibili e determinati a muoversi, con le famiglie e gli studenti delle superiori, fuori e contro le logiche sindacali e “isolazioniste”.
È ora di farla finita con la rassegnazione, con i parolai, con i burocrati, con i stanchi sindacati incapaci di sviluppare una critica unitaria e radicale tanto alle riforme quanto al sistema che le ha generate.
La resistenza alla riforma, la critica alla scuola per pochi, la costruzione di un autentico percorso di lotta devono necessariamente assumere come base alcuni punti fermi:
  • Non vi è difesa reale delle nostre condizioni di vita e di lavoro se non ci battiamo in maniera solidale innanzitutto per chi sta peggio di noi (vedi docenti di ruolo e supplenti o ATA e personale tecnico in appalto), se, alle superiori, non partecipiamo alla maturazione della coscienza dei “nostri” studenti, se non ci poniamo il problema di coinvolgere le famiglie, se non ci schieriamo incondizionatamente in solidarietà con tutti gli insegnanti precari che in questo periodo stanno subendo attacchi violentissimi e stanno perdendo il posto di lavoro.
  • Dobbiamo autorganizzarci e smetterla di affidarci a questo o quel sindacato, dobbiamo - per cominciare - dare vita a strumenti di controinformazione che esprimano con chiarezza a colleghi, genitori e studenti la gravità della situazione, la necessità di elaborare forme nuove di opposizione: le semplici occupazioni studentesche e gli scioperi fin qui avanzati sono insufficienti. Dobbiamo elaborare forme nuove per esprimere la nostra resistenza e la nostra lotta nella quotidianità scolastica.
  • La nostra lotta contro la crisi (della quale la riforma non è che una conseguenza) deve e può partire dal basso, dalle situazioni concrete. Per esempio, dichiarando pubblicamente che non è possibile fare lezione se le classi sono divise a causa dell'assenza di supplenti, coinvolgendo i colleghi in attività collettive, sviluppando con i ragazzi la critica alla situazione attuale, costruendo con i genitori forme di protesta, cercando contatti e collaborazioni con i lavoratori di altri istituti, solidarizzando tra noi... insomma, non perdendo nemmeno un'occasione tra quelle possibili
Quanto sopra, immagine compresa, è stato liberamente tratto da un volantino per lo sciopero della scuola del 12 marzo 2010 semplicemente ho tagliato alcuni punti su cui non sono d'accordo e modificato qualche parola.  Il volantino originale è un documento dei Lavoratori della scuola del Partito Comunista Internazionalista con cui non ho relazione alcuna. Come vedete sono passati quasi 3 anni, ma nulla è cambiato.

Scuola 6 - PORTA A SCUOLA I TUOI SOGNI



Per farla breve: confrontate sogni con scuola pubblica.
disegno originale in http://www.scuolagmanno.ca.it




Il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha pubblicato il video PORTA A SCUOLA I TUOI SOGNI che trovate nel sito del ministro Profumo e su YouTube. Sembra che il video sia stato girato in scuole private (v. "La Tecnica della Scuola.it") e la realtà sia un'altra, più vicina alla parodia del filmato precedente e riportata da TGCOM24.it (anche questo su YouTube).